Tumori urogenitali: sempre più guaribili, ma va migliorata la qualità di vita

Sempre più persone sopravvivono alle neoplasie di prostata, rene, testicolo e vescica, ma per migliorare l’assistenza occorre incentivare l’approccio multidisciplinare, come hanno segnalato gli esperti intervenuti al 35esimo congresso SIUro

I tumori di prostata, rene, testicolo e vescica sono sempre più diffusi e rappresentano circa il 20% di tutte le neoplasie registrate in Italia, con più di 87mila casi ogni anno. Grazie ai progressi nella diagnosi e nelle terapie oggi ben 8 pazienti su 10 riescono a sconfiggere la malattia, peccato però che spesso rimangano problematiche legate ai trattamenti effettuati, con ricadute negative sulla qualità di vita. Per esempio, i tumori della vescica e della prostata possono compromettere la sessualità. A fronte di una maggiore sopravvivenza, diventa ora prioritario agire anche per garantire il ritorno a una vita normale, come hanno sottolineato gli oltre 250 specialisti riuniti al recente 35esimo Congresso nazionale della SIUro (Società Italiana di Urologia Oncologica).

Guarire, ma anche tornare a vivere

«Il cancro della prostata, del rene, del testicolo o della vescica sono oggi malattie sempre più croniche e guaribili – spiega Rolando Maria D’Angelillo, presidente incoming della SIUrO -. Quando individuate in tempo, le percentuali di sopravvivenza a cinque e dieci anni superano il 90%. Inoltre, non colpiscono solo uomini e donne over 70 ma anche giovani, come nel caso del tumore testicolare. È evidente che dobbiamo riuscire a preservare il più possibile il ritorno ad una vita normale dopo la difficile esperienza con una neoplasia».

Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la discussione multidisciplinare tra i diversi professionisti, oncologi e urologi, ma anche andrologi e psiconcologi, in modo tale da definire un percorso condiviso e personalizzato.

Non si tratta solo di curare il tumore, ma di gestire gli effetti collaterali delle terapie, comprese le disfunzioni sessuali. Oltre l’80% dei pazienti con tumore della vescica e più della metà di quelli con cancro della prostata riferiscono infatti difficoltà nella sfera sessuale.

Nuove armi contro i tumori della vescica

Uno dei fronti più dinamici è quello del tumore della vescica, in crescita nel nostro Paese, con oltre 31mila nuovi casi l’anno.

«L’armamentario terapeutico disponibile si sta ampliando in quasi tutti i sottogruppi di patologia segnala Sergio Bracarda, presidente nazionale SIUro -. È in arrivo la combinazione enfortumab vedotin più pembrolizumab come terapia di prima linea di trattamento per la malattia avanzata. I più recenti studi hanno evidenziato un significativo beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia. In terza e seconda linea, sempre per i casi di tumore avanzato, vi è anche erdafitinib, una target therapy che agisce solo nei casi in cui il carcinoma esprime una mutazione con alterazioni genetiche del FGFR3. Infine, è notizia degli ultimissimi giorni l’arrivo di TAR-200, un nuovo dispositivo intravescicale che rilascia il chemioterapico gemcitabina all’interno dell’organo. Il trattamento riduce la necessità di ricorso alla cistectomia (asportazione della vescica) in pazienti non responsivi a trattamenti iniziali per malattia superficiale».

Cure sempre più personalizzate

I progressi terapeutici ottenuti finora nei tumori urogenitali sono merito anche dello studio delle caratteristiche biologiche e molecolari della neoplasia. La conseguenza sono state terapie sempre più “su misura” per il singolo individuo, evitando in molti casi il ricorso a cure inutili o addirittura talvolta controproducenti nonché effetti collaterali temuti, come impotenza e incontinenza, a volte provocati dalla radioterapia o da alcuni farmaci 

Ora sono previsti ulteriori avanzamenti grazie agli strumenti digitali, a partire dall’intelligenza artificiale.

«Attraverso tecnologie informatiche innovative sono stati creati nuovi strumenti diagnostici in grado di fornire informazioni estremamente specifiche – fa notare Giario Conti, segretario SIUro -. Ciò è avvenuto soprattutto per il tumore della prostata che è attualmente il più diffuso e frequente tra la popolazione maschile. L’IA può quindi aiutare il lavoro degli anatomo-patologi e di conseguenza anche quello dell’intero team multidisciplinare uro-oncologico».

Reta però da affrontate un’altra grande sfida, ovvero riuscire ad assicurare, ad un numero crescente di malati, tutte le innovazioni rese possibili dalla ricerca scientifica. «Ogni singolo caso di tumore urologico dovrebbe essere sempre e solo affrontato da un team multidisciplinare dove ogni specialista mette a disposizione le proprie competenze per affrontare malattie complesse ma che possiamo provare a controllare e a sconfiggere» conclude Bracarda.

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