Tumore al seno triplo negativo: cruciale la dose “giusta” di paclitaxel

Dati real world e digitalizzazione nella pratica clinica dimostrano l’importanza di mantenere una dose adeguata di chemioterapia neoadiuvante per ottimizzare le possibilità di risposta e di ridurre il rischio di recidiva

Un nuovo studio multicentrico internazionale, coordinato dall’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena-IFO di Roma e pubblicato sulla rivista ESMO Real World Data and Digital Oncology, sottolinea il valore dei dati reali e degli strumenti digitali in oncologia.

La ricerca ha analizzato l’impatto dell’intensità di dose del paclitaxel, farmaco cardine nella chemioterapia neoadiuvante, in pazienti affette da carcinoma mammario in fase precoce, dimostrando che nel tumore triplo negativo, una significativa riduzione della dose è associata a un minore tasso di risposta patologica completa e quindi a un possibile aumento del rischio di recidiva. Un effetto non osservato, invece, nelle pazienti con tumore HER2-positivo.

L’importanza della giusta dose di chemioterapici

La terapia neoadiuvante con paclitaxel nel tumore al seno viene somministrata prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, facilitare la chirurgia e migliorare la prognosi. Questo approccio è particolarmente utile per i tumori triplo negativi e HER2 positivi. Ora i nuovi dati real word soottolineano l’importazza di un dosaggio ottimale del farmaco per ottenere benefici.

«Lo studio conferma quanto sia cruciale mantenere una dose adeguata di paclitaxel per ottimizzare le possibilità di risposta completa e la sopravvivenza delle pazienti» fa notare Patrizia Vici, responsabile della UOSD Sperimentazioni di Fase IV IRE, sottolineando i vantaggi del progetto che sfrutta i dati rial world e gli strumenti digitali e che sta continuando ad ampliarsi. Infatti gli studiosi stanno includendo anche pazienti più recenti, comprese quelle trattate con l’associazione dell’immunoterapia. «L’obiettivo è comprendere se, in questi nuovi contesti, il ruolo della chemioterapia stia cambiando, come già osservato nei tumori HER2-positivi, trattati in associazione ad anticorpi monoclonali» puntualizza Vici.

Il ruolo degli strumenti digitali per l’analisi dei dati clinici

Nel nuovo studio i dati raccolti nella pratica clinica quotidiana (dati real world), relativi a oltre 750 pazienti con tumore al seno in fase precoce, trattate in otto centri oncologici distribuiti in sette Paesi e europei e nel Regno Unito, aderenti al consorzio DigiCore, sono stati analizzati utilizzando tecniche avanzate di machine learning, consentendo di ottenere risposte clinicamente rilevanti al di fuori dei contesti altamente selettivi dei tradizionali trial randomizzati.

«Questo lavoro ha integrato l’expertise di oncologi, data scientist e altri specialisti – spiega Eriseld Krasniqi, oncologo IRE e co-coordinatore dello studio – e ha dimostrato come la digitalizzazione possa potenziare l’analisi dei dati real world, generando evidenze cliniche applicabili immediatamente. Prezioso è stato il supporto della piattaforma DigiCore».

«I dati real world rappresentano una risorsa chiave, poiché riflettono la realtà clinica di oltre il 90% dei pazienti oncologici, non inclusi nei trial randomizzati – aggiunge Giovanni Blandino, direttore Scientifico f.f. IRE –. Questo studio è il frutto di una solida infrastruttura digitale e di un modello collaborativo che l’Istituto sta promuovendo per rendere i dati interoperabili e valorizzarli in studi futuri, anche attraverso modelli di federated learning».

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