Tumore alla prostata: più attenzione alla prevenzione

Gli esperti di AIOM e Fondazione AIOM sottolineano l’importanza di intervenire su fattori di rischio modificabili come gli stili di vita, in particolare fumo, obesità e attività fisica

Sebbene i tassi di sopravvivenza a cinque anni siano superiori al 90%, l’impatto del tumore alla prostata, il più frequente nella popolazione maschile, è ancora alto, tanto più che si stima che i casi aumenteranno dell’1% ogni anno fino al 2040. Ecco perché bisogna fare di più sul piano della prevenzione, contrastanto i fattori di rischio modificabili. Il monito arriva dagli esperti di Fondazione AIOM e AIOM (Associaizone Italiana di Oncologia Medica) che per senisbilizzare la popolazione hanno partecipato al “Tour Mediterraneo” della nave Amerigo Vespucci. Agli eventi informativi, hanno partecipato anche volontari e Fondazione AIRC e gli specialisti della Società Italina di Radiologia Medica.

Prevenzione in primo piano

«Sempre più studi scientifici, negli ultimi anni, hanno evidenziato correlazioni per esempio con il fumo di sigaretta – fa notare Saverio Cinieri, presidnete di Fondazione AIOM -. Il tabagismo aumenta del 20% il rischio di tumore della prostata così come l’obesità tende a far sviluppare neoplasie più aggressive e talvolta letali. Le sigarette e il grave eccesso di peso sono ancora molto diffusi e interessano rispettivamente il 27% e l’11% dei maschi adulti. Anche malattie croniche come il diabete e la sindrome metabolica giocano un ruolo nefasto. Viceversa, un’attività fisica regolare ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione di malattia oltre che la mortalità. Bisogna perciò puntare sulla prevenzione primaria per ridurre l’impatto di un tumore molto diffuso e per il quale però non esistono programmi di screening».

Accanto alla mancanza di strategie di screening, va considerato anche il fatto che il tumore prostatico quando in fase iniziale non è accompagnato da sintomi che possano favorire la diagnosi precoce. È infatti solo con la progressione del tumore a livello loco-regionale che possono comparire sintomi spia come ridotta potenza del getto urinario, sangue nelle urine o dolore.

Monitoraggio dei soggetti a rischio genetico

Alcuni uomini hanno un rischio maggiore di sviluppare il tumore alla prostata in quanto portatori di varinati patogenetiche in geni di suscettibilità, come i geni BRCA. In questa categoria di uomini un attento monitoriaggio può fare la differenza.

«Circa il 10% di tutti i tumori prostatici si sviluppa su base eredo-familiare e di solito sono casi diagnosticati più precocemente – segnala Nicola Silvestris, segretario nazionale AIOM -. Attraverso specifici test genetici siamo in grado di identificare gli uomini portatori di varianti patogenetiche legate per esempio a geni BRCA. Dopo è possibile avviare il paziente a percorsi di monitoraggio o cura della malattia. Tutti aspetti affrontati nel Tour Vespucci dove è stato possibile incontrare migliaia di persone, spiegando loro l’utilità della prevenzione e dei progressi dell’innovazione nella lotta contro il cancro».

I progressi terapeutici

In occasione del Tour Mediterraneo della Nave Americo Vespucci, reso possibile grazie al supporto di Bayer Italia, si è parlato anche dei progressi nella terapia del tumore alla prostata. Quando la malattia è poco aggressiva la sorveglianza attiva, che consiste nel monitoraggio periodico del tumore, resta l’opzione di scelta, ma se necessario di può contare su chirurgia, radioterapia o terapia ormonale per ridurre la produzione di ormoni legati allo sviluppo della patologia. «Per i pazienti con tumore non metastatico resistente alla castrazione medica e con carcinoma metastatico sensibile agli ormoni sono disponibili trattamenti ormonali di nuova generazione – segnala Marco Maruzzo, direttore dell’Unità operativa complessa di oncologia 3 dell’Istituto Oncologico Veneto -. Sono terapie orali con un ottimo profilo di tollerabilità, che permettono il controllo della malattia. Inoltre, l’associazione di alcuni di queste molecole alla chemioterapia può portare a un beneficio significativo soprattutto in pazienti con malattia più estesa».

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