Fatto di cronaca accende l’attenzione sulla sindrome di Li Fraumeni

Quasi 200 bambini sono nati con lo sperma di un donatore portatore di una mutazione del gene TP53 che aumenta il rischio di sviluppare vari tipi di tumori

La vicenda emersa da una recente inchiesta giornalistica condotta da14 emittenti pubbliche europee, tra cui la BBC, ha scosso l’opinione pubblica: un donatore di sperma anonimo, portatore inconsapevole di una mutazione genetica, in grado di aumentare in modo considerevole il rischio di tumori, ha contribuito alla nascita di almeno 197 bambini in diversi Paesi. Alcuni di loro si sono già ammalati di cancro e non tutti sono sopravvissuti. Il caso solleva interrogativi etici, scientifici e normativi sulla donazione di gameti, ma porta anche sotto i riflettori una malattia genetica rara e poco conosciuta: la sindrome di Li Fraumeni.

Cos’è la sindrome di Li Fraumeni

La sindrome di Li-Fraumeni è una condizione ereditaria di predisposizione al cancro causata, nella maggior parte dei casi, da mutazioni del gene TP53, uno dei più importanti geni oncosoppressori del nostro organismo. I portatori della sindrome hanno più del 40% delle possibilità di sviluppare un cancro prima dei 18 anni e un rischio che va dal 70 al 90% di sviluppare neoplasie nel corso della vita. Il donatore non sapeva di essere portatore della mutazione, eventualità possibile perché la sindrome aumenta le probabilità di sviluppare un tumore ma c’è anche chi non si ammalerà mai. Inoltre nel caso del donatore non c’era una storia familiare evidente.

La sindrome di Li Fraumeni è considerata rara, ma studi recenti suggeriscono che sia più frequente di quanto si pensasse: potrebbe colpire una persona ogni 3.500-5.000.

I tumori associati possono comparire già nell’infanzia o nella giovane età adulta e interessare molti organi diversi. Sarcomi dei tessuti molli, osteosarcoma, cancro al seno, tumori del cervello e leucemie sono tra le neoplasie più spesso associate alla sindrome. Non è raro che una stessa persona sviluppi più tumori primari nel corso della vita.

Nessun sintomo, ma sorveglianza continua

Uno degli aspetti più insidiosi della sindrome di Li Fraumeni è l’assenza di veri e propri “campanelli d’allarme”. Non esistono segni specifici che permettano di riconoscerla prima della comparsa di un tumore. Per questo la consulenza genetica è fondamentale quando esiste una familiarità sospetta o quando, come nel caso del donatore di sperma, emerge una mutazione genetica nota.

Chi riceve una diagnosi dovrebbe essere inserito in programmi di sorveglianza intensiva, che prevedono controlli regolari e una risonanza magnetica total body annuale, con l’obiettivo di individuare eventuali neoplasie il più precocemente possibile. Anche i familiari vengono invitati a sottoporsi a test genetici per capire se siano portatori della mutazione.

Una lezione dalla cronaca

Il caso del donatore europeo ha sollevato la questione dell’opportunità di introdurre regole più severe per la donazione, limitando innanzitutto le famiglie per donatore. La Società europea di riproduzione umana ed embriologia ha suggerito un limite di 50. Ad ogni modo ciò non ridurrebbe il rischio di ereditare malattie genetiche rare, anche perché non è possibile effettuare screening per tutte le mutazioni associate a patologie ereditarie.

L’evento di cronaca ha acceso l’attenzione anche sulle sindromi tumorali ereditarie. Si stima che fino ad una persona su 30 sia potenzialmente predisposta allo sviluppo di neoplasie. La diffusione di questo fenomeno va però in cortocircuito con la constatazione che gran parte di queste persone non è a conoscenza di avere una predisposizione ereditaria allo sviluppo di neoplasie. Riconoscere una predisposizione genetica ai tumori e individuarla con i test genetici può avere importanti ricadute perché è possibile intervenire a diversi livelli, per esempio con controlli periodici che favoriscono la diagnosi precoce o strategie di prevenzione terapeutica con farmaci o interventi chirurgici profilattici.

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