Sindrome di Lynch e tumore del colon: efficaci basse dosi di aspirina

I tanto attesi risultati dello studio CAPP3 mostrano che il farmaco al dosaggio più basso può aiutare a prevenire il cancro colorettale nei soggetti ad alto rischio genetico di ammalarsi

L’assunzione giornaliera di aspirina a basse dosi è efficace come lo stesso farmaco a dosaggi maggiori nel ridurre il rischio di tumore del colon-retto nelle persone con la sindrome di Lynch, condizione ereditaria che predispone allo sviluppo di diverse neoplasie, a partire da quelle di intestino ed endometrio. È quanto emerso dallo studio Colorectal Adenoma/Carcinoma Prevention Programme 3 (CAPP3), di cui ha illustrato i risultati principali il coordinatore della ricerca, Sir John Burn, professore di genetica clinica all’Università di Newcastle, in occasione della recente Cancer Prevention Research Conference, che si è tenuta a Londra in collaborazione con l’American Cancer Society.

La storia dell’aspirina nella sindrome di Lynch

I precedenti risultati dello studio CAPP2 avevano dimostrato per la prima volta che una dose giornaliera di 600 mg di aspirina poteva dimezzare il rischio di tumori del colon-retto associati alla sindrome di Lynch. Tuttavia, quello studio non era stato progettato per individuare la dose ottimale del farmaco e il dosaggio di 600 mg è molto più elevato rispetto alle dosi utilizzate per gestire altre condizioni croniche (per esempio nella prevenzione cardiovascolare). Maggiore è il dosaggio dell’aspirina, più è alto il rischio di possibili effetti collaterali che, in alcuni rari casi, possono includere sanguinamento gastrico. Sulla base dei risultati del CAPP2, il National Institute of Health and Care Execellence (NICE) britannico raccomanda attualmente alle persone affette dalla sindrome di Lynch di assumere quotidianamente l’aspirina per prevenire il cancro al colon. Nonostante ciò un sondaggio condotto nel 2016 ha rivelato che meno della metà (46,7%) dei medici di famiglia era consapevole di dover raccomandare l’aspirina alle persone con la sindrome di Lynch e molti erano preoccupati per il dosaggio elevato. Ora lo studio CAPP3 ha confermato l’efficacia dell’aspirina anche a dosaggi inferiori e quindi offrire benefici a un maggior numero di persone.

Il nuovo studio e la riduzione del dosaggio

Lo studio CaPP3 ha coinvolto 1.879 persone affette dalla sindrome di Lynch nel Regno Unito, in altri tre paesi europei e in Australia, che sono state trattate con aspirina per cinque anni.

Ai partecipanti sono state somministrate tre dosi diverse di aspirina al giorno (75-100 mg, 300 mg o 600 mg) e poi ne sono stati verificati gli effetti con controlli regolari. Ebbene i nuovi dati evidenziano che i pazienti trattati con la dose più bassa di aspirina hanno ottenuto gli stessi risultati di quelli trattati con le dosi più elevate, con una riduzione dei casi di tumore del colon-retto in tutti e tre i gruppi con i differenti dosaggi. È probabile però che l’aspirina somministrata a dosi inferiori causi meno effetti collaterali, tra cui sanguinamento e ulcere gastriche, rispetto a dosi più elevate.

Incentivare l’uso dell’aspirina

«Lo studio CaPP3 ci dice ora che l’aspirina può prevenire il cancro al colon a dosi più basse, riducendo al minimo le possibilità di effetti collaterali e offrendo al contempo una protezione vitale per le persone affette dalla sindrome di Lynch. Peccato che solo un quarto delle persone con sindrome di Lynch assuma attualmente l’aspirina. Troppe persone si stanno perdendo un’opportunità potenzialmente rivoluzionaria per prevenire il cancro» ha fatto notare Sir John Burn.

Proprio per questo motivo gli studiosi britannici, insieme ai colleghi europei, alle società scientifiche e alle organizzazioni di pazienti, si stanno battendo affinchè ci sia una chiara presa di posizione da parte delle istituzioni per regolamentare l’autorizzazione formale all’immissione in commercio dell’aspirina come farmaco antitumorale per le persone con sindrome di Lynch.

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