Psiconcologia: nel Lazio una proposta di legge pionieristica

Il progetto per riconoscere la presenza dello psicongologo nella rete sanitaria è stato presentato all’IFO Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma in occasione del recente convegno “La centralità della persona nel percorso di cura”

Una proposta di legge che potrebbe segnare un cambio di passo nella cura oncologica. È quella presentata dalla Regione Lazio e illustrata in occasione del convegno “La centralità della persona nel percorso di cura”, dedicato alla psiconcologia, tenutosi di recente all’IFO Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma. Un testo innovativo, il primo in Italia, che riconosce in modo strutturale la presenza dello psiconcologo in tutta la rete sanitaria regionale: dagli ospedali alle Case della Comunità, fino agli hospice. Un intervento normativo che mira a trasformare il supporto psicologico da servizio accessorio a diritto garantito per pazienti oncologici e famiglie.

Psiconcologia pilastro della cura

«La psiconcologia non può dipendere dalla sensibilità dei singoli – ha affermato la consigliera regionale Roberta Della Casa, prima firmataria della proposta –. Va garantita per legge, con continuità, risorse e responsabilità precise. La sofferenza emotiva non può più rimanere invisibile». Come ha spiegato Della Casa, la norma introduce, oltre a una presenza stabile dello psiconcologo, programmi di formazione specifica per gli operatori e un Osservatorio regionale dedicato al monitoraggio dell’applicazione sul territorio.

«La psiconcologia non è un lusso. È un dovere. E quando il supporto psicologico è forte, aumentano qualità di vita e successo terapeutico» ha sottolineato Luciano Ciocchetti, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

Il modello dell’IRE

All’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma la psiconcologia è parte integrante dei PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) e dei Disease Management Team sin dal 1987. Un modello avanzato, riconosciuto a livello nazionale, che vede lo psicologo affiancare fin dall’inizio oncologi, chirurghi e infermieri, accompagnando pazienti e familiari lungo tutte le fasi del percorso.

«Le malattie oncologiche trascinano da sempre un carico di ansia, paura e rabbia che deve essere gestito al pari della stessa malattia – ha ricordato il Direttore Generale IFO Livio De Angelis –. Non ha senso curare solo la patologia d’organo, ma occorre affiancare alle più innovative risorse farmacologiche e tecnologiche uno straordinario supporto psicologico che garantisca la salute emotiva e relazionale dei pazienti e dei loro cari. Il corretto sostegno psicologico si traduce in maggiore aderenza alle cure, più forza nell’affrontare i percorsi diagnostici e terapeutici e quindi alla fine ci aiuta a raggiungere migliori risultati terapeutici e a mantenere una giusta qualità di vita».

Nuova direzione per l’oncologia

Nel corso dell’incontro, Anita Caruso, responsabile della UOSD Psicologia di supporto al paziente oncologico del Regina Elena e responsabile scientifico del convegno, ha sottolineato come lo psicologo accompagni la persona dal momento della diagnosi alla riabilitazione, prevenendo il disagio emotivo cronico e sostenendo i momenti più critici. Un aiuto che non riguarda solo la gestione delle emozioni, ma può influire sulla capacità di fare scelte consapevoli e condivise rispetto ai trattamenti. «La richiesta di aiuto non è più vista come una fragilità, ma come una risorsa per affrontare al meglio l’impegnativo iter di cura» ha osservato l’esperta.

La giornata agli IFO ha mostrato come la cura integrata, che tiene insieme corpo e mente, sia ormai una direzione irreversibile della medicina oncologica. E la proposta di legge del Lazio rappresenta un passo decisivo verso un sistema sanitario capace di prendersi davvero carico della persona nella sua interezza.

© 2022 Fondazione Mutagens ETS. Tutti i diritti riservati.

Leggi altre notizie