Tumore al seno metastatico: via libera a nuova terapia

L’AIFA ha approvato la rimborsabilità del farmaco elacestrant per le pazienti con mutazioni di ESR1 che hanno già ricevuto in prima linea un trattamento endocrino in associazione con inibitori delle cicline

Circa la metà delle donne con tumore al seno metastatico positivo ai recettori per gli estrogeni (ER+) e negativo per il recettore HER-2 (HER-2-) sviluppa, dopo il trattamento iniziale, la mutazione ESR1 che rende la malattia più aggressiva. Ora però queste pazienti potranno contare su una nuova terapia ormonale mirata con il farmaco elacestrant, che si è rivelato in grado di ridurre il rischio di progressione o morte del 45%. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha infatti approvato la rimborsabilità per il trattamento di donne in postmenopausa, e di uomini, con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ER+ e HER2-, con una mutazione attivante del gene ESR1, che mostrano progressione della malattia in seguito ad almeno una linea di terapia endocrina comprendente un inibitore delle cicline CDK 4/6.

Tumore al seno e meccanismi di resistenza

«Il carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali e negativo per HER2 comprende circa due terzi di tutti i casi di questa neoplasia ed è più frequente nelle donne in postmenopausa – spiega la professoressa Lucia Del Mastro, direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Lo standard di prima linea del trattamento della malattia metastatica ER+/HER2- è rappresentato dall’associazione della terapia endocrina con l’inibitore di CDK 4/6. Nonostante l’efficacia di questo trattamento, l’esposizione prolungata alle terapie endocrine spesso determina l’insorgenza di diversi meccanismi di resistenza».

Uno dei meccanismi di resistenza è rappresentato dall’acquisizione di mutazioni a carico del recettore estrogenico ESR1. La conseguenza è che il tumore non è più sensibile al trattamento inibitorio delle aromatasi e occorre quindi modificare la terapia. Ed è qui che entra in scena il nuovo trattamento con elacestrant, che appartiene alla classe di farmaci chiamata SERD (Degradatori Selettivi del Recettore degli Estrogeni) e porta alla potente degradazione selettiva del recettore degli estrogeni.

La nuova terapia e il test molecolare

L’efficacia e la sicurezza della terapia ormonale con elacestrant sono state valutate nello studio clinico di fase 3 EMERALD, che ha confrontato il farmaco con lo standard di cura costituito dai trattamenti ormonali tradizionali, cioè fulvestrant o inibitori dell’aromatasi. Nello studio, in cui sono state coinvolte 478 pazienti, elacestrant ha ridotto del 45% il rischio di progressione o morte. A differenza del fulvestrant, che va somministrato per via intramuscolare, elacestrant viene assunto per via orale, migliorando l’aderenza terapeutica e la qualità di vita delle pazienti. Inoltre, il farmaco ha dimostrato un profilo di sicurezza gestibile, con eventi avversi principalmente di grado lieve o moderato, tra cui nausea e affaticamento.

Grazie alla recente approvazione di AIFA, cambia la strategia di cura di seconda linea nella malattia endocrino-responsiva con mutazione di ESR1. Per poter instaurare questo trattamento è però fondamentale una valutazione di biologia molecolare, come raccomandano anche le Linee Guida ESMO. «Al momento della progressione della malattia, deve essere effettuata la biopsia liquida per individuare le mutazioni di ESR1 – chiarisce Del Mastro -. Il test viene eseguito su un campione di sangue, prelevato dal paziente e poi analizzato in un laboratorio specializzato in biologia molecolare in quanto sono necessarie tecnologie d’analisi innovative come ad esempio la Next Generation Sequencing (NGS)».

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