PREDI-Lynch per la diagnosi precoce del cancro nella sindrome di Lynch

In occasione del recente congresso AIFET, presentato il progetto europeo per sviluppare test di biopsia liquida convalidati e non invasivi per la sorveglianza e la previsione dei tumori nei soggetti con predisposizione genetica

Nei mesi scorsi la Commissione Europea ha lanciato ufficialmente il progetto europeo PREDI-Lynch (Validate Non-Invasive Liquid Biopsy Tests for cancer PREDIction in Lynch Syndrome) con un budget di oltre 13 milioni e mezzo di euro, 28 partner provenienti da 16 paesi europei, tra cui ricercatori, medici, aziende biotecnologiche e organizzazioni di pazienti, e 2.000 pazienti. Il progetto è stato illustrato in occasione del recente 4° congresso nazionale dell’Associazione Italiana Familiarità Ereditarietà Tumori (AIFET) da Marco Vitellaro, presidente del congresso e responsabile dell’Unità dei tumori ereditari dell’apparato digerente dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Come ha spiegato Vitellaro l’obiettivo a lungo termine dell’iniziativa è quello di offrire una soluzione multi-omica (un approccio che integra più fonti di informazioni biologiche, consentendo una visione più completa della malattia), per test più accessibili, più efficaci e a basso costo, garantendo la diagnosi precoce del cancro nelle persone con sindrome di Lynch.

Marco Vitellaro

I limiti della sorveglianza attuale

I portatori della sindrome di Lynch presentano un rischio elevato di sviluppare nel corso della vita tumori del colon-retto, ginecologici (endometrio e ovaio) e del tratto uroteliale, nonché, meno spesso, neoplasie in altre sedi, tra cui tumori gastrici, duodenali, del pancreas, delle vie biliari, della prostata e dei reni.

«In Europa un soggetto su 440 rischia di avere la sindrome di Lynch, si stima quindi che siano circa 2 milioni i soggetti con questa condizione ereditaria di predisposizione al cancro, dei quali però solo il 5% ne è a conoscenza e segue un programma di sorveglianza oncologica – premette Vitellaro -. Nonostante i controlli periodici, fino al 60-80% dei portatori sviluppa un tumore del colon-retto o qualche altra neoplasia associata alla sindrome. L’idea del progetto europeo nasce proprio da queste constatazioni».

Gli attuali programmi di sorveglianza presentano infatti dei limiti. Nel caso del cancro colorettale spicca il peso fisico e psicologico delle frequenti colonscopie a cui si devono sottoporre i soggetti a rischio. La sorveglianza ginecologica, con l’ecografia transvaginale e la biopsia endometriale, è invasiva e dolorosa. Non solo, mancano prove di benefici tant’è che si raccomanda alle donne con sindrome di Lynch di sottoporsi all’isterectomia profilattica intorno ai quarant’anni. Per i tumori uroteliali, infine, non esiste un metodo di sorveglianza consolidato da linee guida, il che significa che nella maggior parte dei casi questi tumori vengono rilevati in fase avanzata.

Approccio di biopsia liquida per la diagnosi precoce del cancro

Il progetto PREDI-Lynch è nato proprio per migliorare la sorveglianza del cancro nella sindrome di Lynch in modo tale da rilevare i tumori in fase precoce.

«L’idea di PREDI-Lynch – puntualizza Vitellaro -, è quella di trovare strategie efficaci di biopsia liquida per fare diagnosi precoce. Questi esami verranno fatti su plasma, urine, a livello del tampone vaginale e delle feci, permettendoci così di raccogliere un insieme di dati per identificare possibili marcatori per tumori o lesioni pretumorali. L’obiettivo principale è quello di vedere se sia possibile utilizzare questi test in un percorso di sorveglianza che non sia inferiore a quello standard attuale. Il focus sarà sui tumori del colon-retto, endometriali e uroteliali. Verranno inoltre valutati anche altri aspetti come l’impatto economico, la qualità di vita, l’accettabilità da parte dei pazienti e l’aderenza al percorso. In Italia proporremo questo protocollo a 300 pazienti che verranno arruolati nel nostro Istituto, al Policlinico Gemelli di Roma e all’Ospedale Le Scotte di Siena».

I criteri di inclusione nello studio sono l’età compresa tra 35 e 80 anni, la presenza di una variante patogenetica in uno dei geni del mismatch repair (MLH1, MSH2, MSH6 ed EPCAM). Saranno invece esclusi i soggetti che sono stati sottoporti a una chirurgia completa del colon e del retto e quelli trattati con l’immunoterapia nei 24 mesi precedenti o che hanno avuto un cancro nei due anni precedenti.

Le aspettative

L’ambizione a lungo termine del progetto PREDI-Lynch, che avrà una durata complessiva di circa sei anni (2025-2031), è quella di offrire una soluzione multi-omica per test accessibili, convenienti ed efficaci, al fine di garantire la diagnosi precoce nei soggetti con sindrome di Lynch.

«Ci aspettiamo sicuramente un grande vantaggio per i pazienti, a partire da meno invasività e minor numero di colonscopie. Inoltre, qualora venisse identificato un tumore, prevediamo che questo sia in uno stadio più precoce o addirittura di intercettare lesioni precancerose. L’approccio multi-omico dovrebbe portare anche a un miglioramento della qualità della vita e della compliance e, per la prima volta, si potrebbe definire un percorso di sorveglianza per il cancro uroteliale. Infine prevediamo ripercussioni dal punto di vista dei sistemi sanitari, come disporre di una strategia costo-efficace per la sorveglianza e ridurre l’impatto sui servizi di gastroenterologia ed endoscopia per le colonscopie. Il risultato finale potrebbe essere la realizzazione di linee guida europee condivise, vista la quantità di nazioni coinvolte» conclude Vitellaro.

Antonella Sparvoli

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