Il vaccino contro il Covid “aiuta” l’immunoterapia per i tumori

Uno studio pubblicato su Nature e presentato all’ESMO ha evidenziato che chi è vaccinato risponde meglio al trattamento con farmaci immunoterapici contro il melanoma e il tumore al polmone. Al congresso presentati anche risultati promettenti per un vaccino a mRNA ‘fisso’ contro il melanoma

I pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule o melanoma in fase avanzata che hanno ricevuto un vaccino a mRNA contro il Covid-19 entro 100 giorni dall’inizio della terapia con farmaci immunoterapici hanno vissuto significativamente più a lungo rispetto a coloro che non hanno ricevuto il vaccino. Lo rivela un ampio studio retrospettivo internazionale, pubblicato sulla rivista Nature, i cui risultati sono illustrati anche in occasione del recente congresso dell’European Society of Medical Oncology (ESMO). Al Congresso europeo sono stati presentati anche risultati molto promettenti per un vaccino a mRNA “fisso” che si è dimostrato in grado di raddoppiare il tasso di risposta nei pazienti con melanoma avanzato e resistenti a più trattamenti standard, sia in combinazione con l’immunoterapia che da solo. Approfondiamo il tema con Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, che ha presentato i dati sul vaccino “fisso” all’ESMO.

Paolo Ascierto

Immunoterapia e vaccini a mRNA

L’immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari ha migliorato in modo sostanziale la sopravvivenza di alcuni pazienti oncologici, aiutando il sistema immunitario a riconoscere e combattere il tumore. Tuttavia, non tutti i pazienti ne traggono beneficio. Questi farmaci, infatti, funzionano meglio quando il sistema immunitario è già attivo contro il tumore, mentre risultano poco efficaci nei cosiddetti tumori immunologicamente “freddi”, ovvero neoplasie che non sono riconosciute o attaccate dal sistema immunitario a causa della mancanza di un infiltrato di cellule immunitarie e quindi in assenza di una risposta immunitaria preesistente. Studi condotti negli ultimi anni e ancora in corso hanno evidenziato che vaccini personalizzati a mRNA contro il cancro aiutano a “risvegliare” il sistema immunitario, rendendo alcuni tumori più sensibili all’immunoterapia. Tuttavia, la loro produzione è complessa e richiede tempi lunghi. Il nuovo studio, presentato all’ESMO, suggerisce che i vaccini a mRNA contro SARS-CoV-2 siano in grado di rendere i tumori più accessibili agli inibitori dei checkpoint immunitari, aiutando il sistema immunitario a riconoscerli e combatterli. 

Gli effetti della vaccinazione contro il Covid

Nel nuovo studio, coordinato da ricercatori dell’Anderson Cancer Center di Houston e dell’University of Florida, sono stati analizzate le cartelle cliniche di quasi 3500 pazienti con diversi tipi di tumore trattati con inibitori dei checkpoint immunitari in una coorte real world. L’analisi retrospettiva ha incluso circa un migliaio di pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule in stadio avanzato (III/IV) o con melanoma metastatico che avevano ricevuto un vaccino a mRNA contro il Covid-19 entro 100 giorni dall’inizio dell’immunoterapia. Ebbene i dati raccolti hanno evidenziato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale in entrambi i casi. Nei pazienti con tumore polmonare avanzato, la sopravvivenza mediana è quasi raddoppiata, passando da 20,6 a 37,3 mesi.

Per comprendere i meccanismi alla base di queste osservazioni, gli studiosi hanno condotto dei test sui topi evidenziando che la vaccinazione stimola una forte produzione di interferone di tipo I, una molecola che “accende” il sistema immunitario, favorendo l’attivazione dei linfociti T, le cellule incaricate di attaccare le cellule tumorali.

Possibili meccanismi e vaccini personalizzati

«I nuovi dati suggeriscono che il vaccino contro il Covid abbia un effetto di priming, preparando il sistema immunitario all’attivazione prima ancora che l’immunoterapia esplichi la sua azione – commenta Ascierto -. Con la vaccinazione si potenzia quindi l’azione dell’immunoterapia stessa. Inoltre l’attivazione del sistema immunitari determina un incremento all’interno del tumore dei globuli bianchi, in particolare dei linfociti che poi esercitano un’azione killer sulle cellule tumorali».

I vaccini a mRNA, come quello per il Covid, sembrano quindi avere una marcia in più nel potenziare la risposta immune (dallo studio su Nature non sono emersi benefici da vaccini tradizionali come quello contro l’influenza), tant’è che si stanno studiando vaccini specifici da utilizzare in combinazione con l’immunoterapia oncologica in diverse neoplasie, tra cui melanoma, tumori del pancreas, del rene e del polmone.  Proprio al Pascale di Napoli è in corso una sperimentazione con un vaccino a mRNA specifico in pazienti con melanoma, in combinazione con l’immunoterapia.

«In questo caso il vaccino viene personalizzato per ogni singolo paziente – spiega Ascierto -. In pratica si prende un campione del tumore, lo si manda in un laboratorio esterno specializzato, dove viene processato e analizzato. Il passo successivo prevede la selezione di 34 neoantigeni, ovvero molecole riconosciute come estranee dal sistema immunitario del singolo individuo e tipiche del suo tumore, scegliendo quelli più capaci di stimolare una risposta immunitaria contro la neoplasia. Da questi neoantigeni vengono costruiti i rispettivi RNA messaggeri che poi vengono inoculati nel paziente. I risultati ottenuti finora mostrano una riduzione del rischio di recidiva o di morte».

Il vaccino a mRNA “fisso” nel melanoma avanzato

All’ESMO, lo stesso Ascierto ha presentato dati promettenti anche su un vaccino a mRNA “fisso”, chiamato BNT111, più semplice ed economico da produrre rispetto ai vaccini personalizzati.

«BNT111 è un vaccino terapeutico definito “fisso” perché non è creato su misura per le mutazioni uniche di un singolo paziente – spiega Ascierto -. È standardizzato per colpire un set di quattro antigeni (proteine) che sono presenti nella maggior parte dei melanomi. Il vaccino fornisce alle cellule dei pazienti una sorta di “manuale di istruzioni”, sotto forma di mRNA, per insegnare al sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule cancerose che esprimono quelle quattro specifiche proteine. Questo vaccino ha permesso di raddoppiare il tasso di risposta nei pazienti con melanoma avanzato e resistenti a più trattamenti standard, sia in combinazione con l’immunoterapia che da solo. I dati ottenuti finora confermano quindi il potenziale dei vaccini a mRNA “fissi” come nuovi strumenti contro il melanoma avanzato. Questo vaccino si è dimostrato efficace anche quando è stato somministrato da solo nella popolazione peggiore, ovvero quella dei pazienti in cui l’immunoterapia aveva fallito, consentendo un tasso di risposta del 17%. Vedere risposte obiettive, incluse remissioni complete, persino in una popolazione refrattaria ad altri trattamenti è un risultato incoraggiante. Il prossimo passo sarà verificare l’efficacia in studi più ampi».

Antonella Sparvoli

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