Tumori: strategie per superare la resistenza ai farmaci

Gli esperti intervenuti al 7° Workshop di Oncologia Traslazionale hanno discusso le nuove strategie per colpire non solo la cellula tumorale ma anche il suo ecosistema, che la sostiene e ne alimenta la resistenza farmacologica

Il cancro non andrebbe più visto solo come un semplice insieme di cellule maligne da distruggere, ma come un ecosistema complesso che comunica, si adatta e impara a difendersi. Rompere questo ecosistema per vincere la resistenza ai farmaci è oggi una nuova sfida della ricerca oncologica. Lo hanno segnalato gli esperti internazionali intervenuti di recente al 7° Workshop di Oncologia Traslazionale, organizzato dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma.

Il tumore come ecosistema

“Occorre rompere l’ecosistema del tumore per vincere la resistenza ai farmaci”, è il messaggio che ha guidato i lavori del convegno. Oncologi, chirurghi e ricercatori hanno discusso le più recenti innovazioni per colpire non solo la cellula tumorale, ma anche le sue “alleanze” con il microambiente che la sostiene e ne alimenta la capacità di sopravvivenza.

Nonostante i progressi straordinari dell’ultimo decennio, molti pazienti continuano infatti a sviluppare resistenza ai trattamenti. Comprendere il tumore come un ecosistema significa riconoscere che, oltre alle cellule cancerose, sono coinvolti fibroblasti, cellule immunitarie e strutture di supporto che vengono “addestrate” dalla neoplasia stessa per difenderla.

Terapie combinate e biopsia liquida

Le strategie più promettenti, hanno spiegato gli esperti, combinano farmaci mirati e immunoterapia. Una delle tecniche più innovative per intercettare fenomeni di resisetnza è la biopsia liquida, che permette di monitorare la malattia analizzando sangue, saliva o urina, evitando procedure invasive. Questa metodica offre una fotografia più fedele del tumore e dei segnali di resistenza, permettendo un approccio personalizzato e sostenibile per i pazienti.

«Non basta più colpire il cuore del tumore – spiega Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena – bisogna spezzare le alleanze che lo rendono più forte. L’obiettivo è interrompere la rete di complicità biologiche che alimentano la resistenza, ridisegnando le terapie in chiave ecosistemica».

Organoidi, intelligenza artificiale e biobanche

La ricerca oncologica più avanzata guarda anche a tecnologie emergenti. Gli organoidi, repliche tridimensionali del tumore ottenute dalle cellule del paziente, consentono di testare nuove combinazioni di farmaci su un “avatar” della malattia, riducendo tempi e tossicità.

Le biobanche, invece, rappresentano un patrimonio scientifico inestimabile: conservare campioni di tumore o metastasi permette di studiarli anche dopo la progressione della malattia, individuando i meccanismi di adattamento che rendono il cancro così difficile da contrastare. Maggiore attenzione oggi viene data anche alle metastasi che, pur sembrando più semplici dal punto di vista genetico, si rivelano estremamente adattabili, capaci di colonizzare ambienti diversi come l’osso o il cervello.

Dalla ricerca alla clinica

Il valore della ricerca traslazionale è proprio quello di unire laboratori e corsie ospedaliere. All’Istituto Regina Elena, i ricercatori lavorano a stretto contatto con i clinici, raccogliendo campioni e dati che alimentano nuove ipotesi e soluzioni terapeutiche. È un circolo virtuoso che trasforma ogni caso clinico in conoscenza utile per tutti.

Nel corso del workshop è stato dato ampio spazio anche ai giovani ricercatori, protagonisti di una sessione interamente dedicata. «È da loro che verranno le prossime scoperte – dichiara Livio De Angelis, direttore generale IFO -. Il futuro della ricerca oncologica dipende dalla capacità di integrare competenze, tecnologia e passione per il paziente. La nostra mission unisce scienza e clinica con un unico obiettivo: prendersi cura della persona nella sua completezza, non solo dell’organo ammalato».

«La resistenza ai farmaci non è un muro invalicabile: è una sfida che possiamo e dobbiamo vincere» conclude Giovanni Blandino.

© 2022 Fondazione Mutagens ETS. Tutti i diritti riservati.

Leggi altre notizie