Varianti germinali frequenti nel tumore al seno metaplastico

Uno studio recente mostra che una percentuale sostanziale di pazienti con questo raro sottotipo di cancro mammario presenta alterazioni ereditarie in geni di suscettibilità, in particolare nel gene BRCA1

Il cancro al seno metaplastico, una forma aggressiva e rara di tumore mammario, può avere origine ereditaria. Ma quali sono le frequenze e i tipi di varianti germinali patogenetiche in geni di suscettibilità coinvolte? A questa domanda hanno cercato di rispondere alcuni ricercatori statunitensi, autori di uno studio pubblicato di recente sulla rivista JAMA Network Open. Ebbene i dati raccolti mostrano che il 16,8% delle pazienti con tumore al seno metaplastico coinvolte presentavano una variante germinale e che il gene più spesso chiamato in causa era BRCA1, seguito da BRCA2, PALB2 e CHEK2. Secondo gli autori, questi risultati sottolineano l’importanza di eseguire i test genetici della linea germinale alla diagnosi della neoplasia per le possibili ricadute terapeutiche, per la sorveglianza degli altri tumori associati alla presenza di varianti patogene e per i test a cascata sui familiari.

Lo studio

I ricercatori americani hanno studiato in maniera retrospettiva una coorte di 143 pazienti che avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno metaplastico presso l’Università della Pennsylvania tra il 2000 e il il 2023.

Delle 143 pazienti, 24 (16,8%) avevano una variante patogenetica in un gene di suscettibilità al cancro al seno, in particolare 17 nel gene BRCA1, 5 in BRCA2, 1 in PALB2 e 1 in CHEK2. Le donne mutate con cancro metaplastico avevano ricevuto la diagnosi in età più giovane rispetto alle pazienti con tumore sporadico, ma non c’erano differenze significative nella positività dei recettori ormonali, HER 2 o nel sottotipo metaplastico. Di frequente il tumore al seno metaplastico è anche triplo negativo, il che significa che nelle sue cellule non è presente nessuno dei tre principali bersagli molecolari per cui esistono trattamenti mirati, efficaci per la cura degli altri tipi di cancro della mammella. Tali bersagli sono il recettore degli estrogeni, il recettore del progesterone e un aumento dell’espressione del recettore 2 del fattore di crescita dell’epidermide (HER-2).

Implicazioni terapeutiche e sui familiari

Riconoscere attraverso i test genetici la presenza di una predisposizione genetica allo sviluppo del tumore al seno metaplastico, in particolare in presenza di varianti patogenetiche dei geni BRCA, potrebbe aprire in futuro nuovi orizzonti terapeutici con i PARP inibitori, che oggi trovano largo impiego nei tumori, non solo mammari, associati a mutazioni nei geni BRCA. Non solo, l’identificazione di un’eventuale variante patogenetica germinale può avere implicazioni sui familiari per i test genetici a cascata e quindi l’adesione a un programma di screening e sorveglianza degli altri tumori associati. Potrebbe inoltre esserci anche un’implicazione chirurgica. La chirurgia conservativa nel tumore metaplastico, già di per sé aggressivo, non è verosimilmente più sufficiente. Se ci si trova di fronte a questo tumore in una donna giovane portatrice di una mutazione BRCA, andrebbe considerata la mastectomia ed anche la mastectomia profilattica controlaterale.

L’importanza di fare il test genetico

Sebbene non conclusivi, i nuovi dati depongono fortemente a favore dell’esecuzione dei test genetici della linea germinale in tutte le pazienti a cui viene fatta una di diagnosi di tumore metaplastico.

«Le attuali linee guida probabilmente comprendono la maggior parte dei pazienti con tumore al seno metaplastico che sono spesso giovani e/o hanno una malattia triplo negativa. Tuttavia, a causa della rarità di tale neoplasia, delle implicazioni terapeutiche in espansione per gli individui affetti (possibile trattamento con PARP inibitori per esempio) e del potenziale effetto sulle strategie di mitigazione del rischio per i familiari non affetti, mentre sono in corso studi di convalida esterni, sarebbe giustificato indirizzare tutti i pazienti con tumore al seno metaplastico, indipendentemente dallo stato dei recettori ormonali o dall’età alla diagnosi, ai test genetici» concludono gli autori dello studio.

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