Stratificare bisogni e percorsi sanitari: la nuova frontiera dell’universalità del SSN

C’è un cambiamento che sta attraversando silenziosamente il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), senza clamore mediatico, senza slogan semplicistici, senza titoli sui quotidiani. Eppure, è destinato a ridefinire in profondità il futuro della sanità pubblica: la stratificazione dei bisogni e dei percorsi sanitari come fondamento di un modello organizzativo più giusto, più efficace e più sostenibile. Si tratta di un nuovo paradigma culturale: perseguire una sanità non più costruita su categorie semplici (patologie e prestazioni) ma su un sistema intelligente capace di riconoscere che tra pazienti, patologie, percorsi, indicatori clinici esiste un continuum composto da esiti di salute, predisposizioni biologiche, fattori di rischio e fragilità, variabili sociali e ambientali. La recente normativa italiana, coerentemente con le linee guida internazionali, ha già recepito questo nuovo paradigma affermando in modo esplicito la necessità di una stratificazione del rischio sanitario nella popolazione quale base per una programmazione più personalizzata dei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura, ai diversi livelli di governo: nazionale, regionale, ospedaliero e territoriale. Non si tratta di un tecnicismo da addetti ai lavori, ma di una delle trasformazioni più profonde del nostro modello universalistico, per renderlo più equo e sostenibile.

Il cambiamento demografico: una sanità per una popolazione sempre più anziana

Il punto di partenza è una realtà ineludibile: la popolazione italiana, come quella europea, invecchia rapidamente. L’aumento dell’età media comporta un incremento delle patologie croniche, delle multi-comorbidità, delle condizioni di fragilità e non autosufficienza. Il paziente tipico non è più una persona con una singola malattia, ma un cittadino con più condizioni cliniche simultanee che richiedono integrazione terapeutica, coordinamento tra professionisti, continuità socio-assistenziale. Questo scenario rende obsoleta una sanità pensata per fronteggiare singole patologie in fase acuta. L’organizzazione del futuro non può basarsi sulla sola risposta reattiva, ma deve fondarsi su:

  • presa in carico delle forme acute e di quelle croniche
  • maggiore integrazione tra patologie e specialisti
  • capacità predittiva
  • prevenzione e cure personalizzate
  • differenziazione dell’intensità assistenziale

La stratificazione del rischio rappresenta la risposta più razionale a questa trasformazione strutturale. Essa consente di distinguere:

  • chi necessita di interventi di diversa complessità (intensità di cura differenziata)
  • chi può essere seguito prevalentemente sul territorio (MMG, case e ospedali di comunità)
  • chi necessita di un supporto immediato presso il suo domicilio (continuità assistenziale)
  • chi, pur essendo sano, presenta un rischio elevato di sviluppare patologie gravi

È l’unico modo per garantire cure appropriate senza disperdere risorse.

Universalismo: una risposta non “uguale per tutti”, ma “giusta per ciascuno”

La stratificazione dei bisogni non indebolisce il principio universalistico, ma lo rafforza nella sua dimensione più autentica. L’articolo 32 della Costituzione non afferma che lo Stato debba offrire a tutti le stesse prestazioni, ma che debba garantire il diritto alla Salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Quindi, Universalismo non significa omologazione del servizio ma equità nell’accesso proporzionalità degli interventi. Offrire la stessa qualità e intensità di servizi a persone con bisogni diversi non è equo, ma demagogico e inefficiente. E l’inefficienza, in un sistema pubblico a risorse limitate, genera inevitabilmente diseguaglianza. In particolare, stratificare i bisogni significa:

  • aumentare l’appropriatezza
  • integrare le competenze
  • ridurre le ridondanze e gli sprechi
  • abbreviare le liste d’attesa
  • concentrare le risorse dove si genera più salute e qualità di vita
  • migliorare l’esperienza del cittadino-paziente

Questa novità crea i presupposti per una migliore e più concreta giustizia sanitaria.

Il nuovo quadro normativo in itinere

Il cambiamento del modello sanitario dispone già di un preciso quadro normativo. Il DM 77/2022 sui Modelli e Standard per l’Assistenza Territoriale del SSN, frutto della drammatica esperienza del Covid, ha ridisegnato l’organizzazione della sanità, introducendo, accanto alle Strutture Ospedaliere:

  • le Centrali Operative Territoriali (COT)
  • le Case della Comunità
  • gli Ospedali di Comunità
  • la Continuità Assistenziale
  • un nuovo modello organizzativo fondato sull’integrazione ospedale-territorio

Il Piano Nazionale della Cronicità (ottobre 2025) integra questa impostazione organizzativa e conferma, a livello nazionale e trasversalmente alle varie patologie, i seguenti livelli di classificazione dei bisogni:

  • 1° livello: persona in salute
  • 2° livello: persona con complessità clinico assistenziale minima/limitata nel tempo
  • 3° livello: persona con complessità clinico assistenziale media
  • 4° livello: persona con complessità clinico assistenziale medio-alta
  • 5° livello: persona con complessità clinico assistenziale elevata
  • 6° livello: persona in fase terminale

Tale modello di stratificazione ha la finalità di individuare interventi appropriati, sostenibili e personalizzati che vengono definiti nel Progetto di Salute individuale. Questo è lo strumento di base per la presa in carico della persona in termini integrati e permette non solo la gestione dei bisogni socio-assistenziali ma anche di effettuare le valutazioni di processo ed esito relative a ciascun individuo, a prescindere dal livello di rischio. 

La stratificazione dei bisogni di salute oggi dispone di una leva straordinaria: l’intelligenza artificiale. Per la prima volta nella storia, saremo in grado di:

  • integrare dati personali e clinici 
  • combinare informazioni genetiche e genomiche
  • analizzare stili di vita e fattori ambientali
  • leggere pattern epidemiologici complessi
  • aggiornare in tempo reale i profili di rischio individuali
  • analizzare gli esiti e l’esperienza dei pazienti (PROMs e PREMs)

L’AI consente una sanità dinamica, non più fondata su classificazioni statiche ma su una valutazione continua delle condizioni e delle esigenze del singolo cittadino. Non si tratta di sostituire il medico, ma di:

  • migliorare l’accuratezza diagnostica
  • anticipare il rischio
  • aumentare la capacità decisionale
  • personalizzare gli interventi, adattandoli continuamente alla realtà dei pazienti/cittadini

Questa trasformazione sarà favorita dalla nascita dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS European Health Data Space), approvato nel marzo 2025 dalla Commissione Europea. Tale piattaforma rappresenta:

  • un modello comune europeo di raccolta dei dati sanitari
  • una infrastruttura tecnologica e informatica condivisa
  • una stessa governance europea dei dati sanitari

Il cittadino diventerà titolare consapevole dei propri dati personali e sanitari, cui potrà accedere senza limitazioni. I sistemi sanitari potranno utilizzare l’informazione, in forma protetta e anonimizzata, per:

  • la definizione delle politiche sanitarie 
  • la programmazione e la gestione sanitaria
  • la prevenzione primaria, secondaria, terziaria e quaternaria
  • l’assistenza 
  • la ricerca e l’innovazione

Si tratta di una svolta epocale: la sanità pubblica entrerà nell’era dei big data clinici regolati. Stratificare i bisogni senza dati è un esercizio teorico; stratificarli con dati e algoritmi di qualità significa governare davvero il futuro della salute di tutti i cittadini europei.

Oncologia: il banco di prova del nuovo modello

L’oncologia è l’ambito in cui questo nuovo paradigma è più urgente. I tumori rappresentano una delle maggiori voci di spesa del SSN e una delle principali cause di morbosità e mortalità. La combinazione di fattori demografici e ambientali rende prevedibile un ulteriore aumento dell’incidenza del cancro nei prossimi decenni. Eppure, mai come oggi l’oncologia dispone di strumenti potenti:

  • diagnostica genetica e molecolare avanzata
  • terapie target
  • immunoterapia
  • biopsia liquida
  • nuovi test di diagnosi precoce su sangue
  • vaccini anticancro
  • terapie geniche (CAR-T, CRISPR-Cas9)

Il problema non è la mancanza di tecnologia, ma l’assenza di un modello organizzativo coerente che ne massimizzi il valore. Anche in oncologia è necessaria la stratificazione:

  • non tutti i pazienti hanno bisogno della stessa tipologia e dello stesso livello di cura (malattia localizzata, avanzata, metastatica)
  • non tutti necessitano degli stessi esami e visite specialistiche (primo, secondo, terzo livello)
  • non tutti devono accedere ai centri primari di alta specializzazione (IRCCS, AOU)
  • non tutti presentano lo stesso rischio di recidiva e ripresa di malattia

La sanità intelligente non è quella che offre tutto a tutti, ma quella che offre a ciascuno ciò che serve, quando serve, dove serve, possibilmente il più vicino possibile al luogo di residenza, per ridurre il fenomeno del pendolarismo sanitario.

I portatori di alto rischio genetico: un laboratorio ideale per il SSN

In questo nuovo scenario emerge una popolazione ancora invisibile ma di estremo interesse: quella dei portatori di sindromi ereditarie di predisposizione genetica ai tumori, che in Italia sono oltre un milione e 250mila persone. La maggioranza di loro è sana, ma con un rischio di ammalarsi molto più elevato rispetto alla popolazione generale (da 2 a 40 volte a seconda delle sindromi e degli organi coinvolti). Questa popolazione rappresenta il laboratorio ideale per una sanità basata sulla stratificazione dei bisogni e dei percorsi:

  • è oggettivamente identificabile (grazie ai test somatici e genetici)
  • è fortemente consapevole e motivata (per vissuto personale e familiare)
  • è molto sensibile alla prevenzione (per sé e i propri familiari, su più organi contemporaneamente)
  • è già preparata alle cure personalizzate (maggiore efficacia, minori effetti collaterali, migliore qualità della vita)

Investire in questo segmento di popolazione non significa privilegiare pochi soggetti, ma sperimentare un modello replicabile per tutti. Un nuovo segnale di grande valore ci arriva dai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) 2025 – varati di recente dalla Conferenza Stato Regioni e prossimi all’approvazione definitiva del Parlamento -, che introducono interventi rilevanti e altamente simbolici:

  • l’ampliamento dei test genetici e della sorveglianza oncologica per le donne sane portatrici di varianti patogenetiche BRCA (per mammella e ovaio);
  • l’inserimento dei test di profilazione molecolare Next Generation Sequencing (NGS) per accedere ai farmaci approvati da AIFA nell’ambito della medicina di precisione.

Queste misure segnano un primo punto di svolta: lo Stato riconosce che la profilazione genomica e genetica, la cura e la prevenzione di precisione non sono lussi per pochi, ma strumenti di sanità pubblica. Si tratta di una chiara presa di posizione nelle politiche sanitarie: agire in modo mirato e in anticipo per spendere meglio e ottenere benefici duraturi. È la stratificazione che entra finalmente nei LEA: un messaggio fortissimo, a cui in qualche modo ha contribuito la stessa Fondazione Mutagens, mettendo a disposizione l’esperienza di pazienti e cittadini informati, partecipi della propria prevenzione e cura. 

Stratificare è la migliore risposta per proteggere l’universalismo del SSN

In sintesi, con la stratificazione dei bisogni e dei percorsi sanitari sarà possibile:

  • comprendere meglio e classificare i diversi bisogni di salute di pazienti e cittadini
  • anticipare le diagnosi e quindi migliorare le prognosi e i percorsi di cura
  • affiancare la prevenzione al contrasto delle malattie già diagnosticate 
  • personalizzare le terapie con migliori esiti di salute e qualità della vita
  • monitorare e migliorare il livello di salute dei cittadini nell’intero arco della loro vita
  • rafforzare la ricerca innovativa e la sperimentazione di nuove tecniche diagnostiche e nuove terapie

In un tempo di risorse finite e bisogni di salute crescenti, non stratificare significa tradire l’universalismo; al contrario, stratificare significa proteggerlo, garantendo a ciascuno la migliore risposta possibile alle sue condizioni di salute. È questa la vera modernizzazione del SSN. Ed è questa la nuova battaglia culturale che dobbiamo perseguire per il nostro SSN, per i cittadini attuali e per le prossime generazioni. Le organizzazioni di pazienti, insieme alle società scientifiche, daranno il loro contributo alle istituzioni sanitarie nazionali, regionali e territoriali per facilitare tale processo di cambiamento già in atto.

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