Tumore al pancreas: l’importanza della diagnosi precoce

Diversi istituti, società scientifiche e associazioni si sono mobilitati per la giornata mondiale di sensibilizzazione, sottolineando l’importanza di identificare la malattia in fase iniziale

Il tumore del pancreas è una delle neoplasie più temute e complesse da affrontare. Silenzioso nelle fasi iniziali e spesso diagnosticato quando è già avanzato, rappresenta ancora oggi una delle principali sfide dell’oncologia moderna. Ogni anno si registrano oltre 13.500 nuove diagnosi e circa l’80% dei casi viene scoperto in fase avanzata. Solo un paziente su cinque è operabile al momento della diagnosi, cosa che offre maggiori possibilità di sopravvivenza.

Ad oggi, inoltre, non esiste un test di screening per la popolazione generale. Per questo la Giornata Mondiale del Tumore del Pancreas, che si è celebrata il 20 novembre, ha voluto puntare l’attenzione sull’importanza dell’ascolto del proprio corpo. Lo slogan 2025, “Hello Pancreas. La diagnosi precoce è importante”, è un invito a riconoscere tempestivamente i segnali e a rivolgersi al medico senza sottovalutarli.

Una malattia difficile da intercettare

Il tumore del pancreas è spesso definito una “malattia silente” perché, nelle fasi iniziali, non provoca sintomi specifici. Disturbi come dolore allo stomaco o al dorso, difficoltà digestive e dimagrimento possono essere confusi con quelli di altre patologie. «Il problema maggiore – spiega Filippo Antonini, consigliere nazionale AIGO, Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi – è che il tumore al pancreas spesso non dà sintomi fino a quando non raggiunge stadi avanzati, quando la chirurgia non più praticabile».

Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio, seguito da obesità, sedentarietà, consumo eccessivo di alcol e dieta scorretta. Un ruolo importante è svolto anche dal diabete, dalla pancreatite cronica e da alcune condizioni genetiche: circa il 10% dei casi è legato a una predisposizione ereditaria. Proprio per questo motivo gli studi di prevenzione si concentrano oggi su due categorie ad alto rischio: persone con familiarità per carcinoma pancreatico e soggetti con predisposizione genetica nota. Le tecniche più efficaci per lo studio del pancreas sono la risonanza magnetica (RMN) e l’ecoendoscopia (EUS), una metodica mini-invasiva che consente di individuare lesioni di pochi millimetri e di effettuare biopsie mirate.

Ricerca e nuove frontiere terapeutiche

«Nonostante il tumore al pancreas abbia una prognosi peggiore rispetto a molti altri tumori, soprattutto per una diagnosi tardiva e per la biologia della malattia che la rende spesso resistente alle terapie, notizie incoraggianti arrivano dalla ricerca – ha fatto notare Alfredo Budillon, direttore scientifico dell’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli in occasione di un incontro per la Giornata mondiale del tumore al pancreas durante il quale è stato fatto il punto sulla ricerca e sulle terapie dando la parola a pazienti, caregiver, medici e ricercatori -. La possibilità di una diagnosi precoce, particolarmente nelle persone più a rischio, anche con l’ausilio di indagini molecolari su prelievi di sangue; i nuovi farmaci che hanno come bersaglio RAS, una delle principali alterazioni molecolari presente nel 90% dei casi di tumori del pancreas; o nuovi approcci di immunoterapia basati su vaccini terapeutici, sono alcuni esempi che fanno ben sperare per il futuro».

Grazie ai progressi della ricerca e delle terapie attualmente in Italia il numero di persone vive dopo una diagnosi di tumore pancreatico è aumentato del 10% in soli tre anni.

Il valore della rete e del lavoro di squadra

Accanto ai progressi scientifici, cresce l’attenzione al ruolo delle reti collaborative e delle associazioni di pazienti. In questo scenario giocano un ruolo fondamentale le Pancreas Unit, come hanno ricardato gli esperti dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, sempre in occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas.

«È importante ricordare – ha fatto notare Vincenzo Mazzaferro, Coordinatore della Pancreas Unit di INT – che ogni procedura eseguita su pazienti portatori di tumore del pancreas è a rischio e che la riduzione di tale rischio dipende sia dalle caratteristiche dei pazienti, che da quelle del tumore nonché dal Centro di cura a cui ci si affida. Per questo motivo la Regione Lombardia si è fatta capofila nel creare un numero limitato di Pancreas Unit sul territorio, dove le varie terapie oggi disponibili di tipo farmacologico, interventistico, chirurgico, endoscopico, radioterapico e di supporto possano esser erogate al meglio, in ambiti dove siano garantiti sufficienti volumi di lavoro e adeguata esperienza degli operatori. Alla componente clinica di cura dei pazienti affetti da questo tumore, la Pancreas Unit di INT affianca inoltre linee di ricerca innovative che molto puntano sull’affinamento delle capacità di prevedere l’evoluzione dei vari stadi in cui il tumore si presenta e modificandole con terapie convenzionali o sperimentali»..
Anche se il tumore del pancreas resta una sfida aperta, emerge con forza un importante messaggio: investire nella diagnosi precoce, nella ricerca e nel lavoro di squadra può trasformare una malattia oggi spesso letale in una patologia sempre più curabile. Ascoltare il proprio corpo, informarsi e affidarsi a centri specializzati può fare la differenza.

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