Attività fisica alleata nella cura oncologica

Fare movimento è una vera medicina che può avere ricadute positive su diversi fronti in chi sta affrontando un tumore

Sono ormai numerose le evidenze che mostrano i benefici offerti dall’attività fisica non solo nella prevenzione dei tumori, ma anche nel momento in cui la malattia si presenta. Proprio per questi motivi, l’attività fisica andrebbe integrata nei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA), accanto alle terapie farmacologiche e nutrizionali. A sostenerlo sono gli esperti intervenuti a Roma, a Villa Blanc (sede della Luiss Business School), all’incontro “Lo sport come strumento di benessere psicofisico a supporto della cura oncologica”, organizzato dall’Associazione Sportiva Luiss in collaborazione con Istituto Gentili.

Al centro dell’evento, moderato da Gigi Marzullo, la presentazione dell’articolo, che ha analizzato la letteratura scientifica sul tema, dal titolo esemplificativo “I Benefici dell’Attività Fisica nei Pazienti Oncologici: Salute, Energia e Rinascita”, realizzato dal Luiss Sport Lab “Gianni Delfini.

Sport e tumori

Durante l’incontro, che ha riunito mondo accademico, scientifico e sportivo, si è parlato del ruolo dello sport nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione oncologica, tracciando le direttrici future per realizzare un modello di presa in carico realmente integrato.

Stefano D’Ottavio, direttore scientifico del Lab, ha illustratto le principali evidenze scientifiche e linee guida internazionali, integrandole con casi clinici del mondo reale. Il principio cardine emerso è che nel paziente oncologico l’attività fisica rappresenta un vero strumento terapeutico, a patto che sia personalizzata e supervisionata. In particolare, sono state sottolineate le ricadute positive dell’esercizio sul piano psicologico. Il movimento aiuta a ridurre ansia e depressione, migliora il sonno e contrasta la fatigue oncologica, fino a stimolare resilienza, energia e funzione cognitiva. Un insieme di benefici che si traduce in una migliore qualità della vita, in una riduzione del rischio di recidiva e in un aumento della sopravvivenza globale in diverse popolazioni oncologiche.

Raccomandazioni pratiche

Alla luce delle evidenze scientifiche sugli effetti benefici dell’attività fisica nei pazienti oncologici, il lavoro presentato all’evento romano ha intercettato alcuni punti cardine su cui ci si dovrà concentrare per consolidare il ruolo dell’esercizio come parte strutturale del percorso di cura. Il primo punto riguarda la necessità di sviluppare protocolli personalizzati per le diverse patologie oncologiche, calibrati sulle caratteristiche biologiche del tumore e sul trattamento ricevuto. Le altre priorità riguardano l’inclusione di pazienti anziani e fragili nei trial clinici, per garantire equità e rappresentatività; l’integrazione di tecnologie digitali e dispositivi indossabili per il monitoraggio da remoto dei parametri fisiologici, l’adattamento dinamico dei programmi e la valutazione oggettiva dell’aderenza; l’inserimento dell’esercizio nei PDTA oncologici, con percorsi dedicati e team multidisciplinari nonché la formazione continua del personale sanitario, affinché oncologi, fisioterapisti, nutrizionisti e chinesiologi operino in sinergia nella prescrizione e nel monitoraggio dell’attività fisica. «Promuovere e implementare l’esercizio fisico in oncologia significa investire nella qualità della vita, nella dignità e nell’autonomia di milioni di persone che, dopo la malattia, possono ritrovare energia, equilibrio e speranza. È un atto di cura che trascende la guarigione biologica e si traduce in un autentico processo di rinascita psicofisica, fondato su evidenze solide e su una visione moderna e integrata della medicina» conclude il lavoro del Luiss Sport Lab.

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